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L’Aquila vista derby, ma la priorità resta la società. Rischio ipervalutazione evitasi

La curva rossoblù al derby d'andata. Sembra lontano quell'entusiasmo

In tono minore ma sarà pur sempre derby. Per la maglia ed il campanile la tifoseria rossoblù sarà presente al De Marsi di Avezzano ma, come deciso dopo il pareggio con la Torres e il patatrac successivo, gli ultras rossoblù non intoneranno cori. Da contraltare una curva nord priva del cuore del tifo marsicano. Fattori comuni? Due squadre che praticamente non sono più in lotta per niente e il clima di contestazione delle due tifoserie nei confronti delle rispettive società. In serata, ad ogni modo, dovrebbe sapersi qualcosa di più sulla prevendita nel Capoluogo.

In casa L’Aquila, il sorriso strappato dalla bella vittoria con l’Albalonga non ha distratto dalla priorità della piazza, ovvero un cambio dei vertici societari. Al momento in ballo c’è solo l’interessamento di un gruppo di imprenditori romani, di cui però non si conoscono le generalità. Strettissimo il riserbo che il sindaco Cialente ha imposto sui nomi di questi imprenditori che dovrebbe incontrare ad inizio aprile.

Nel frattempo è uscito anche il pensiero della proprietà sugli argomenti di una eventuale trattativa. Tutto ancora in alto mare, sia ben chiaro. Ma, se trattativa ci sarà, sembra esser chiara la base di partenza della proprietà.

Nel corso della trasmissione di Rete8 Lega Pro e Dintorni, infatti, il dg rossoblù Fabio Aureli è stato esplicito nel dire che il valore del club, una volta pulito da debiti, si aggira sui 3-400mila euro, confermando così alcune voci che già circolavano in merito e smentendo coloro che affermano che gli attuali soci non vedono l’ora di liberarsi del fardello.

Ora, che sia legittimo fissare un prezzo per qualcosa di proprio, non ci piove. Ma una società di calcio non è un cantiere, bensì un patrimonio della città che rappresenta. E poi, se fosse vero quanto dichiarato da Aureli, detto spassionatamente: 400 mila euro per cosa? Davvero per i giovani di valore (parliamoci chiaro, l’unico che può fruttare qualcosa è Esposito), la struttura (struttura?) e per i fatturati del marketing? Dopo Dirty Soccer, una retrocessione da polli, un “Vincete o lasciate” che giocoforza era stato ingoiato da tutti, un campionato gettato alle ortiche tra gli isterismi, una tifoseria annientata e uno stadio per il quale non si è riusciti a fare una convenzione, veramente si possono chiedere 400 mila euro per la struttura e il marketing di un club di serie D?

E ancora: le intenzioni dell’attuale proprietà sembrerebbero quelle di accollarsi il milione di euro di debiti attraverso sponsorizzazioni. Che per chi le eroga comportano vantaggi fiscali, mentre per chi le riceve obbligano al pagamento dell’Iva. Ergo, su un milione di sponsorizzazione (che servirebbero sempre per pagare debiti pregressi), la futura proprietà del club si ritroverebbe a pagare 220mila euro di Iva. Più i 400 mila per il titolo. Può essere un prezzo congruo per farsi da parte?

Ora, l’anello al naso larga parte del popolo rossoblù se l’è levato da tempo. A furia di delusioni, purtroppo. Dunque, il messaggio sia chiaro: se questa proprietà vuole riconoscere che il proprio ciclo è finito come gli imputa la piazza, allora ne prenda atto e si faccia da parte. Viceversa, esercitarsi in ipervalutazioni del club, ancor prima che nasca una qualsiasi trattativa, potrebbe scoraggiare possibili acquirenti. E a quel punto si rischierebbe davvero di tirare troppo la corda.