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Pomante, pro e contro. Il trainer: ‘Devo riaccendere la lampadina’

Con l’arrivo di Marco Pomante sulla panchina della prima squadra del Pineto si possono fare delle prime considerazioni. La prima è una curiosità: con il Pineto (che non giocherà domenica contro il Matese) sono tre le società che cambiano allenatore prima di sfidare il Campobasso e sono tutte e tre abruzzesi. È prima capitato alla Vastese che scelse D’Adderio al posto di Silva e poi al Giulianova con Bitetto scelto al posto di Del Grosso. In entrambi casi ci fu un pareggio. Un altro aspetto che bisogna considerare è che si tratta di dimissioni da parte di Amaolo e non di esonero. Dunque la società non ha preso iniziativa sulla posizione del tecnico di Montegiorgio nonostante l’ennesimo risultato poco confortante, ma è lo stesso Amaolo che coraggiosamente ha deciso di fare un passo indietro. Nello stesso periodo, un’altra squadra di vertice, la CynthiAlbalonga con una situazione più rosea rispetto a quella del Pineto, ha deciso comunque di sollevare dall’incarico Venturi a favore di Chiappara (che ieri ha iniziato con una  sconfitta). La domanda che sorge spontanea è la seguente: Pomante sarà all’altezza della situazione? Ci sono pro e contro.

Partiamo dai contro. Generalmente accade che quando una squadra con una certa qualità sia in difficoltà di risultati, si cambia guida tecnica (che non è questo il caso perché per l’appunto si tratta di dimissioni). Alcune volte capita di sostituire un allenatore perché è troppo giovane con uno più esperto, come è accaduto lo scorso anno a Vasto con Silva che prese il posto di Amelia o quest’anno a Giulianova con Bitetto al posto di Del Grosso. Mentre quest’anno la Vastese ha tolto un tecnico esperto, per prendere un altro tecnico esperto ma con idee diverse. A Pineto va via un tecnico esperto e arriva un tecnico alla sua prima esperienza da allenatore della prima squadra, che da poco aveva proprio iniziato ad allenare. Pomante insomma parte subito in quarta, ma tutto appare troppo prematuro e il rischio è quello di farsi male. Di Guardiola e di Zidane, che alla loro prima esperienza hanno fatto faville, non ne nascono come funghi.

I pro. Quando giocava mostrava un certo temperamento, l’ambiente lo conosce bene visto che ci ha giocato per tre anni (allenato da Amaolo), così come il gruppo. Nell’intervista rilasciata sui canali ufficiali del Pineto, l’ex giocatore di L’Aquila, Pescara e Notaresco, sembra avere le idee chiare su dove lavorare: sulla testa. Queste le sue parole:

Si inizia subito col botto, la voglia è tanta e voglio dare il mio contributo ai ragazzi. Voglio farli capire in quale squadra stanno giocando e per quale squadra stanno giocando. Io ad oggi non sto pensando al Campobasso, ci penserò da martedì. Il mio obiettivo è di lavorare sulla testa di questi ragazzi, perché il problema non è fisico, né tecnico, ma mentale. Dobbiamo parlare, dobbiamo capire come stanno e devo essere bravo a far accendere la lampadina, perchè la maggior parte dei giocatori ce l’hanno spenta. Ho il vantaggio di conoscerli come uomini, devo entrare nella loro testa. Mercato? La società accontenta tutti gli allenatori, lo farà anche con me.”

Pierluigi Trombetta