È sicuramente un periodo molto complicato per le società dilettantistiche. A dare prova di ciò sono le dure parole del presidente del Tolentino Marco Romagnoli. Il presidente dei marchigiani senza mezzi termini fa capire le difficoltà che alcuni club stanno vivendo in questo momento. Questa la nota pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale del Tolentino:
“Voglio utilizzare questo spazio (che d’altronde è “soltanto” la pagina ufficiale della Società sportiva che presiedo) per alcune riflessioni.
In primo luogo vorrei conoscere di persona quel gran genio che in nome dell’A.I.C. (associazione italiana calciatori) ha sottoscritto l’accordo con la L.N.D. che obbliga le società di serie D a “ristorare” i calciatori per quanto hanno perso lo scorso anno.
Ed alle società chi le ristora? Argomenti troppo complicati per menti troppo semplici, lasciamo stare…
Il ristoro LND AIC è obbligatorio, diviene clava messa in mano ai calciatori per esporre al rischio della penalizzazione le società: o paghi o perdi punti o, magari, viene deferito il Presidente.
Eppure, in sede di accordi estivi, avevamo fatto dei patti che riguardavano passato e futuro, tutti consapevoli dell’enorme danno arrecato al movimento dalla pandemia. Sappia quel co****** che si bea di aver ottenuto lo storico risultato che le società di calcio dilettantistiche non possono ricorre né al Ricovery Found né al M.E.S. Sappia quel signore che quei soldi che ci tocca pagare sono il frutto del nostro personale sacrificio e di quelli che sostengono il movimento. Il tutto, in un contesto in cui trovare un centesimo per lo sport è roba da eroi.
Allora, caro co******, sai che ti dico? Che io personalmente me ne frego. No, non me ne frego degli impegni che come Società devo rispettare, visto che ne sono obbligato. Me ne frego di questo calcio che non mi appartiene, me ne frego di uno sport in mano a negazionisti della realtà in cui versano milioni di famiglie.
A novembre… la passione si spense in un istante.”
Marco Romagnoli, presidente U.S. Tolentino 1919