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L’Aquila, se ne va Vittorio Di Norcia. Il ricordo di un tifoso speciale

Vittorio, a destra,col figlio Alessandro

Ha improvvisamente scosso la Pasqua dell’ambiente rossoblù la scomparsa inaspettata di Vittorio Di Norcia, tifoso che definire speciale è sicuramente riduttivo. Uno di quelli che, ce ne fossero stati altri due o trecento come lui, L’Aquila sarebbe stata di certo una piazza diversa.

Ne ha dato notizia oggi pomeriggio L’Aquila, con un post carico di sgomento e dolore.

78 anni portati alla grande, sempre con L’Aquila nel cuore. E migliaia di chilometri macinati al seguito dei rossoblù in compagnia del figlio Alessandro, altro innamorato come lui, e di un paio di affiatati amici.

Alla storia le sue accorate invettive nei confronti di dirigenti e proprietari dell’Aquila che non si iscrisse. La sua caparbietà nel seguire ovunque i rossoblù e la capacità di non mandarle mai a dire, mettendoci la faccia soprattutto nei momenti difficili. Attivissimo nell’ultimo anno di serie D, quando L’Aquila era ormai sull’orlo del baratro, si era prodigato in prima persona tra collette e cene per garantire ai giocatori un minimo di serenità. Tanto che l’ultimo capitano della serie D, Alessandro Steri, gli ha dedicato un post su Instagram “Il tuo amore per la maglia rossoblù lo trasmettevi – ha scritto Steri – Insieme alla tua famiglia mi hai sempre fatto sentire a casa”. 

E che dire dell’esilarante video di quel Perugia-L’Aquila del 2013 (700 tifosi rossoblù al seguito) girato nel settore ospiti del Curi in cui la voce di sottofondo (quella, appunto, di Vittorio) prima profetizza la direzione del rigore invitando il portiere rossoblù, Testa, a buttarsi a destra e poi accoglie in maniera colorita la realizzazione di Eusepi dal dischetto, calciata puntualmente a destra, per il definitivo 2 a 1 umbro? 

Per chi scrive, però, uno dei ricordi più vividi di Vittorio resta quello del ritiro pre campionato del 2016, con L’Aquila di Morgia in albergo a Campo Felice. In pieno agosto la piana assomigliava ad una landa desolata e a bordo campo, oltre a giocatori e tecnici, non c’era praticamente nessuno. Nessun dirigente oltre al ds Battisti, nessun addetto ai lavori, giusto un paio di tifosi tra cui lui, torso nudo e pantaloncini corti che passeggiava lungo il perimetro del campo. Ecco, questo era Vittorio. Lui c’era sempre. E da oggi il Gran Sasso, col suo seggiolino libero in tribuna, sarà decisamente più vuoto. Ciao Vittorio.

Alessandro Fallocco