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L’Aquila, la missiva di Penzi, le comprensibili perplessità e il ‘piano B’ di Chiodi

Chiodi accanto a Gizzi e De Simoni alla firma del preliminare a Palazzo Fibbioni

Dal silenzio nel quale si sono rifugiati gli acquirenti del club rossoblù stanno emergendo particolari importanti per illustrare il presente e, soprattutto, cercare di decifrare il futuro.

Il collega Stefano Dascoli, infatti, in un articolo apparso sul Messaggero ha svelato il contenuto della missiva che Penzi e soci hanno indirizzato a Ranucci, Chiodi e Trecco, in qualità di presidente del comitato dei garanti. Nella nota si ritiene “non chiara la situazione economico-patrimoniale del sodalizio”, sollecitando dunque “la trasmissione di documentazione necessaria alla verifica contabile. Viene anche evidenziato che la bozza di bilancio ottenuta il 5 settembre certificava un utile di circa 210mila euro, poi smentito dal documento inviato il 22 settembre con una perdita di 190mila euro”.

A detta di Penzi una variazione che “crea più di qualche comprensibile perplessità. Ancor di più considerando che ad oggi non è stata fornita alcuna informazione in merito alla natura dei crediti e dei debiti iscritti in bilancio”. Inoltre si fa riferimento a poste attive di dubbia esigibilità e a debiti che non sarebbero stati ascritti in bilancio.

Insomma, una nebulosità che, oltre alla non copertura delle pendenze coi giocatori del passato, impedisce il passaggio di proprietà. Nonostante ciò, Penzi e companies mostrerebbero ancora un interesse all’acquisizione, tanto da richiedere nella missiva “un atto di autentica responsabilità alla società e ai soci che intendano cedere le loro quote.”

E qui veniamo all’attualità. Arriverà questo atto di responsabilità da parte dei vecchi? Domani è prevista la riunione dei garanti allargata alla cordata Penzi alla quale potrebbe finire per partecipare anche Chiodi. 

Ma la sensazione, sinceramente, è che di responsabilità se ne vedrà ben poca, se dopo tutte le sollecitazioni di Penzi e soci non sono spuntati pagamenti e carte richieste, per giunta con tutte le pressioni della piazza. Il vero problema è che, tra contabilità fumosa e richieste di coperture economiche, le condizioni dei nuovi sono, almeno per tempistiche e liquidità, un bagno di sangue per i vecchi, tra chi è scappato via e chi lamenta di essersi già accollato debiti vari. 

Chiodi intanto continua a ripetere che non farà assolutamente fallire L’Aquila. E questa, effettivamente, almeno fino a qualche tempo fa era una delle poche certezze del mondo rossoblù. Ma ai collaboratori più stretti va dicendo di voler pagare quando e come può e non nei tempi e nelle forme imposti da una cessione. 

Dunque, perché presentare un bilancio a un esame minuzioso se poi si rischia di far emergere perplessità? Perché scucire 150 mila euro sull’unghia se ne bastano 35 mila (al termine di una colletta) per tamponare la prima falla e per rimandare la prossima al mese che verrà? Insomma, meglio tirare a vivacchiare se questo consente di dilazionare pagamenti e pendenze, piuttosto che affrontare di petto una cessione che, oltre ai piani di rientro per i debiti con l’erario, esige anche delle coperture e delle garanzie immediate.

E la stagione corrente? Discorso simile, col “vantaggio” di una gestione sportiva low cost e con lo scudo umano, rispetto alle critiche, di una squadra che sta facendo il suo. E poi, dinanzi ad una piazza che non vuole perdere la serie D, politica e frammenti di tifoseria potrebbero facilmente farsi parte diligente per convogliare sponsor o imprenditori (i nomi sono sempre i soliti) al capezzale rossoblù. Mal che vada, a quota salvezza in vista, un taglio qua, uno là e si risparmierebbe pure su monte ingaggi e costi di gestione. Sarebbe una novità? 

Alessandro Fallocco