Quando dal condizionale bisognerebbe avere il coraggio di fare un passo indietro e passare all’indicativo presente, dopo aver abbondantemente realizzato che, come è finito un ciclo per i vecchi soci, così può ritenersi conclusa l’era di determinate figure dirigenziali.
Nel giorno in cui la tifoseria si riunisce (ore 21, sede civica di San Gregorio) per analizzare i recenti sviluppi societari, aggiornarsi sulla posizione di Aureli e Ranucci (LEGGI QUI) e pronunciarsi sul tifoso da nominare in seno al comitato dei garanti, torna a parlare attraverso le colonne del Messaggero, l’amministratore rossoblù Antonio Ranucci.
Il quale, giustamente, ha raccontato la sua verità dopo un lungo periodo di silenzio: ha esaltato chi è tornato in rossoblù strappando accordi economici maggiori, ha sottolineato il lavoro importante del dg Fabio Aureli, ha ricordato che lui è arrivato dopo Dirty Soccer (Ranucci è stato in rossoblù in quattro delle ultime sette stagioni: 2010-2012 e 2015-2017, mentre Aureli è stato Dg o amministratore dal 2009 ad oggi, ndr), che l’ostilità nei suoi confronti non la percepisce in maniera grave ed ha ribadito che come società non c’entrano nulla nel procedimento giudiziario e amministrativo che ha fatto seguito alla famosa conferenza stampa interrotta.
Infine, si è detto “estremamente soddisfatto del lavoro fatto ma – ha aggiunto – il mio compito potrebbe anche essere finito qui. Ci sono delle proposte, il mio cuore è assolutamente qui. Rifletterò, anche insieme alla nuova proprietà.”
Che si rifletta, dunque, sulle figure di Ranucci e Aureli. E pure approfonditamente. Perché quando nel calcio, nonostante l’ottimo lavoro che uno può svolgere, si ha la premura di sottolineare le difficoltà che si incontrano nel proprio lavoro “a causa di un evidente timore dei soci proprietari, a seguito di questi atteggiamenti ostili e denigratori del Supporters’ Trust” (LEGGI QUI), quando di un fermo confronto si preferisce enfatizzare le pretese e le pressioni (LEGGI QUI), quando si va in televisione a lucidare l’argenteria dicendo che il club vale 400 mila euro, sorvolando su un’esposizione debitoria che è arrivata ai 2 milioni di euro, quando si preferisce tapparsi gli occhi davanti al modus operandi ben illustrato dalle carte di Dirty Soccer, quando si arriva a “frugare nelle proprie saccocce” ma non si ha il coraggio di battere i pugni sul tavolo spiegando alla proprietà che l’IVA va pagata (non versate anche le annualità 2016 e 2017), quando si regala alla piazza la giornata dei comunicati (mancava solo quello del magazziniere) e poi il teatrino dell’esonero di Battisti con conseguenti dimissioni, ebbene…certe cose una tifoseria non può dimenticarle.
Soprattutto se giungono, come chicche, ad impreziosire un paio di stagioni ricche di soddisfazioni: Dirty Soccer, retrocessione programmata, campionato gettato alle ortiche e piazza dilaniata.
E tutto questo nonostante il giochino alla fine sia sempre quello di dire e pensare che la piazza arriva a conclusioni senza sapere, che una parte della stampa è prevenuta, “che qualcuno soffia sul fuoco dalle retrovie” e che “alcune cose sembrano strumentalizzate o create ad arte”. D’altronde, se si arriva a questo punto, due domande sarebbe pure il caso di iniziare a porsele. Oppure è sempre colpa di una tifoseria che è alla perenne ricerca di un capro espiatorio?
Insomma, con tutto il rispetto per gente che lavora, che apre e chiude la sede e che non dormirà la notte, è bene che si cambi. Per la soddisfazione di tutti. Dei club che accoglieranno figure diligenti, di professionisti che in altre piazze avranno la tranquillità per estrinsecare al meglio il proprio lavoro di concetto e, da ultimo, di una tifoseria che da tempo chiede l’azzeramento dei quadri dirigenziali.
Alessandro Fallocco