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L’atto d’accusa di Majella al calcio racconta una amara verità

Nunzio Majella, attaccante di razza, classe ’86, oltre 270 gare disputate in Serie D, in Serie C e qualcuna in Eccellenza, ha realizzato 120 gol indossando diverse casacche tra Viterbese, Monopoli, Nardò, Latina e Savoia. 

Dall’alto della sua esperita nel mondo del calcio, lunga più di tre lustri, ha avuto il coraggio di squarciare un muro di omertà e di raccontare con uno sfogo sul suo profilo ufficiale di FB una amara verità di come sta cambiando in peggio il calcio e le sue nuove dequalificanti dinamiche. 

Sul suo profilo ufficiale ha postato un pensiero quanto mai chiaro: “Ahahaahhahaah.. facciamo così dai…. Porto uno sponsor, offro vitto e alloggio a tutti i giocatori che avete fuori regione!!! Più di così mi dispiace però non riesco…! Ma vi prego non iniziate più con ste telefonate che siete una società seria, pagate ogni mese puntuali per 8 mesi, che questa è un altra novità.. Che se prima per 10 mesi un giocatore a fine anno ne avanzava 2/3 figuriamoci in 8. E che siete ambiziosi e che avete belle strutture… Ma che pallone è questo????? Ditemi che non è vero, vi prego! Datemi una margherita piccolina e strappo petalo per petalo dicendo smetto o non smetto..”.

Lo sfogo del calciatore apre ad amare riflessioni: il calcio dilettantistico è finito? Che senso ha continuare a credere nei valori sportivi o in quelli tecnici ed atletici, quando dalla Serie C, alla D, si ragiona solo sulle “marchette” che un giocatore, un tecnico o un consulente tecnico di mercato riesce ad attrarre verso quella società ? Ha ancora senso parlare di imprenditorie che investono nello sport, che godono anche di agevolazioni fiscali e bilanci semplificati, sopratutto in Eccellenza, per il solo ideale di credere nel calcio o è solo un grande mercimonio che si consuma a danno dei puri tifosi appassionati di calcio?