All’indomani dell’archiviazione penale disposta dal gip Gargarella e dell’emissione di altrettanti Daspo a carico degli otto tifosi della conferenza (LEGGI QUI) stanno emergendo particolari circa le motivazioni dei procedimenti che hanno portato, appunto, alle denunce e ai Daspo.
Quando si seppe che la Questura aquilana stava indagando sugli accadimenti e si ventiló l’ipotesi di denunce per reati tanto gravi quali la tentata estorsione e la violenza privata, tra lo sconcerto generale tutti si chiesero in base a cosa stesse procedendo la Digos del Capoluogo. Nell’immediato della conferenza, infatti, non si era registrato nessun intervento delle forze dell’ordine e, nonostante la fermezza delle richieste da parte dei tifosi, tutto sembrava si fosse concluso in un clima comunque sereno.
Perciò, a sostegno dell’attività investigativa partita d’ufficio, si era parlato addirittura di registrazione della telefonata (quella tra i tifosi e Chiodi, in viva voce attraverso il cellulare del Dg Aureli) e di immagini registrate dalle telecamere dell’impianto. Ipotesi ventilata anche da uno stesso esponente della dirigenza rossoblù, che dopo le prime notizie di stampa in merito, aveva rassicurato proprio i tifosi circa la sostanziale irrilevanza, nell’economia delle indagini, delle dichiarazioni rese dal management rossoblù, che nei giorni successivi all’interruzione della conferenza era stato ascoltato a sommarie informazioni dalla Digos nelle persone dell’addetta stampa Rosone, del presidente Chiodi, del Dg Aureli e dell’amministratore Ranucci.
Dall’esame degli atti processuali, però, sta emergendo una realtà decisamente diversa. Non esiste infatti alcuna telefonata registrata e le telecamere dell’impianto erano spente, perché non attivata la sala Gos.
Ed è invece, sempre in base a quanto emerge dagli atti processuali, è soprattutto sulle deposizioni di Aureli e Ranucci che la Questura baserà le motivazioni delle denunce a carico degli otto. Nella relazione rimessa alla Procura della Repubblica, infatti, si legge che “per meglio evidenziare la volontà estorsiva del gruppo dei tifosi presenti è opportuno esaltare il passaggio riportato nelle sommarie informazioni e testimonianze (d’ora innanzi SIT, ndr) dallo stesso Aureli”, così come “il clima di forte condizionamento ambientale venutosi a verificare è esplicitato anche dalle SIT dello stesso Aureli”.
E ancora, scrive la Questura, è sempre una dichiarazione di Aureli “…a dimostrare un generale clima intimidatorio e di minaccia, venutosi a verificare all’interno della piccola sala stampa, dopo la pretesa interruzione della conferenza stampa, qualora le richieste della tifoseria non fossero state esaudite”.
Ma allora, quali sono questi passaggi fondamentali delle dichiarazioni del dg Aureli? Ebbene, atuttocalcio riporta qualche estratto del verbale di sommarie informazioni reso dal dg rossoblù in data 2 maggio 2017.
“…alcuni di loro pretendevano con insistenza da Chiodi che venisse immediatamente diffuso un comunicato ufficiale nel quale fosse esplicitata l’insindacabile volontà dei soci a cedere gratuitamente la società – dichiara Aureli alla Digos – Chiodi, comprendendo il clima astioso creatosi e presumo volendo tutelare l’incolumità dei tesserati presenti ha da subito assunto un tono accomodante… i tifosi presenti ribadivano, quasi con noncuranza, la loro pretesa. A quel punto Chiodi ha acconsentito affinchè io e la sig.ra Rosone stilassimo il comunica stampa, cosa che è avvenuta alla presenza dei tifosi, i quali ce lo hanno praticamente dettato”.
“Riguardo la mia persona non direttamente – risponde Aureli alla domanda se avesse subito delle minacce nella circostanza – Ma se non avessi contattato Chiodi alcuni dei tifosi presenti manifestarono l’intenzione di andare a prendere Chiodi sotto casa.”
Successivamente, dopo aver fatto i nomi di tanti presenti e indicando chi aveva preso la parola nella telefonata con Chiodi, Aureli aggiunge: “ho avuto dunque l’impressione che questo signore si fosse reso portavoce, esplicitando una strategia già in precedenza concordata con gli altri”.
E ancora: “In tutto l’arco temporale di questa vicenda ritengo di aver subito pressioni tali che hanno inficiato notevolmente sulla mia tranquillità e, sebbene avessi ricevuto il placet da parte del socio Chiodi di stilare il comunicato così come preteso dai tifosi presenti, ho cercato congiuntamente all’addetta stampa, anch’essa a mio avviso turbata dagli accadimenti, di ricercare nelle parole del testo la forma migliore per una corretta informazione”.
E infine “…a fronte della richiesta dei tifosi di cedere la società a zero euro, io ho cercato di indicare che comunque esiste un valore nominale delle quote in capo ai singoli soci, determinato dal capitale sociale. A fronte di tale mia affermazione, Marco Mancini ha testualmente detto: “Ma allora siamo venuti qui a perdere tempo? E se ciascun socio sparasse cifre esorbitanti per le proprie quote?”
Sapete perché abbiamo evidenziato in neretto alcuni passaggi delle dichiarazioni di Aureli? Perché sono esattamente gli stessi che la Questura ha sottolineato nella relazione a sostegno delle segnalazioni alla Procura della Repubblica. L’ultima evidenziatura, in particolare, è portata dalla Questura a dimostrazione della volontà di “…ribadire che lo scopo ultimo del comportamento minaccioso e di condizionamento ambientale fosse quello di costringere la proprietà alla cessione di tutte le quote senza corrispettivo alcuno e l’accollo di tutta la pregressa situazione debitoria”.
Ora, a poche ore dal decreto di archiviazione in sede penale, sono i fatti a parlare circa le ipotesi di reati tanto gravi quali la violenza privata e la tentata estorsione. Superfluo aggiungere altro.
E allora perché riportiamo tutto ciò? Per dovere di informazione, innanzitutto. E poi perché nel calcio, come nella vita, ognuno deve prendersi le responsabilità di ciò che dichiara, che sia in una sala stampa o in un’aula di Polizia.
Alessandro Fallocco