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L’Aquila, Leo Acori a ‘Alla mia terra giuro eterno amor’. L’intervista

Un giovanissimo Leo Acori, tecnico rossoblù

Prosegue la carrellata di interviste di atuttocalcio agli allenatori invitati dai tifosi rossoblù per l’ottava edizione di “Alla mia terra giuro eterno amor” in programma sabato 17 giugno all’Area Sport di Monticchio. “Ripercorreremo le tappe più belle della storia rossoblù – hanno scritto gli organizzatori dell’evento – E lo faremo insieme agli allenatori che hanno onorato il nome di questa città riuscendo con i fatti a regalare lacrime di gioia all’intera tifoseria”.

Perciò questa volta abbiamo voluto intervistare il tecnico che, tra i cinque invitati (Acori, Sanderra, Ammazzalorso, Gentilini, Pagliari), sedette per primo sulla panchina rossoblù. Era la stagione 1991/1992, infatti, quando un giovanissimo Leo Acori, quasi agli albori della sua carriera, si impose (a parimerito con l’Acilia) nel girone F di serie D con una L’Aquila che giocava un gran calcio.

Che ricordi ha di quella stagione?

Fu un’esperienza bellissima e in città mi trovai molto bene. E poi vincemmo il campionato giocando un buon calcio, anche perché avevo una squadra importante, composta da giocatori veramente forti. Un tecnico ha il compito di schierare la squadra migliore possibile, ma è la qualità dei giocatori che ti fa vincere un girone in cui c’erano squadroni come la Viterbese e l’Acilia, che all’epoca aveva un presidente pieno di soldi.

Alla fine la beffa nello spareggio promozione col Gualdo, vincente di un altro girone. Quella partita coi quasi 13mila (12.838 per la precisione) del Fattori detiene ancora oggi il record di spettatori rossoblù.

Fu una grande ingiustizia. La settimana prima ci eravamo ammazzati nello spareggio con l’Acilia, mentre il Gualdo si era riposato. Come fai a non andar su dopo aver vinto un campionato? E invece arrivò quella beffa davanti al Fattori gremito. Mi ricorderò per sempre anche l’esodo al Flaminio, qualcosa come 50 pulman e un totale di 4-5 mila aquilani.

Guidava una formazione di cui tanti giocatori, ancora oggi, rappresentano una sorta di mito per L’Aquila calcistica.

Beh, effettivamente c’era gente tipo Di Chio, Crialesi, Naso, Marcosanti, Gaeta. E poi lanciammo anche due giovanissimi aquilani come Fabio Di Venanzio, che poi fece una certa carriera, e Maurizio Ianni che, oltre a rivelarsi una brava persona e un ragazzo intelligente, all’epoca sembrava il nuovo Maldini.

E poi c’era anche un certo Battistini, attuale allenatore rossoblù in pectore.

Come entrava segnava. Se non sbaglio fece una decina di gol. Ogni tanto ci sentiamo, c’è un ottimo rapporto. Anche perché l’ho avuto anche a San Giovanni Val d’Arno e vincemmo il campionato anche là.

Di tutta una stagione, un aneddoto da raccontare?

Ancora si facevano le linee con il gesso, perciò quando il campo era umido e gelava, le linee si gonfiavano e formavano una sorta di bordo rialzato. Una domenica giocammo con il Ladispoli la classica partita destinata allo 0-0. A un certo punto palla lunga destinata ad uscire, gli avversari si fermano mentre Pasquale (Oliviero, ndc), sapendo del dossetto, ci crede. La palla rotola sul bordo e resta in campo, cross in mezzo e gol di Naso, che nel frattempo aveva seguito pure lui l’azione.

Ironia della sorte, poco più di un anno fa la vittoria proprio contro L’Aquila nella finale play out col Rimini, società di fatto già fallita.

Pensate che a Rimini ero arrivato a gennaio e che a maggio ancora non prendevamo un quattrino. Avrei voluto disputare i play out con tutti, tranne che con L’Aquila. Ma anche questo, purtroppo, è il calcio.

Dopo il miracolo Rimini, la brevissima esperienza di Prato.

Forse ho sbagliato ad andare, mi sarei dovuto prendere una pausa dopo Rimini. Mi avevano fatto vedere un progetto per tornare a coinvolgere la città intorno alla squadra, anche grazie al mio arrivo. Invece dopo sei partite hanno ripreso l’allenatore che avevano prima. Mi sono sentito usato.

Ottava edizione di “Alla mia terra giuro eterno amor”, quando l’amore per la squadra del cuore incontra il sociale.

Vi dico solo che sabato sarei dovuto andare a Milano per altri impegni, ma ho posticipato perché è L’Aquila e perché si tratta di un’iniziativa lodevole. La tifoseria aquilana mi ha dato tanto, perciò è il minimo che posso fare. Mi farà davvero piacere ritrovare tanti tifosi e anche il sindaco di Amatrice, Pirozzi, che allenai a Rieti.

Alessandro Fallocco