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L’Aquila, sconcerto e delusione per le accuse ai tifosi che interruppero la conferenza stampa

La curva rossoblù nel girone d'andata, prima delle disastrose evoluzioni che l'hanno svuotata

Hanno destato sconcerto e delusione le notizie riportate ieri mattina dall’ edizione abruzzese del Messaggero. “Violenza privata e tentata estorsione”, sarebbero queste, secondo il collega Marcello Ianni, le contestazioni che la Questura dell’Aquila muoverebbe a carico dei tifosi che lo scorso 22 aprile interruppero momentaneamente la conferenza stampa di Battistini per chiedere alla società di mettere per iscritto la volontà di cedere gratuitamente il club. Accuse gravissime, a conclusione delle indagini portate avanti dalla Digos del Capoluogo, che potrebbero avere un risvolto penale e, parallelamente, uno amministrativo con l’emissione di altrettanti Daspo.

Un autentico fulmine a ciel sereno, nonostante ormai si vociferasse da giorni delle indagini in corso. In attesa di capire la portata (anche numerica) dell’evento, ciò che ha destato scalpore, più che altro, è stata la pesantezza delle accuse. Sia per chi ha vissuto la giornata come noi di atuttocalcio che avevamo anche raccontato quei momenti (LEGGI QUI e LEGGI QUI), ma soprattutto per chi aveva interrotto la conferenza con la consapevolezza di portare avanti una forma di protesta ferma ma pacifica nei confronti della società.

“Abuso di potere” e “repressione” sono le espressioni più ricorrenti nei commenti che hanno accolto con rabbia la notizia sui gruppi social dedicati al pianeta rossoblù. Tanto più che, a detta degli interessati, con l’interruzione della conferenza e la stesura dell’ormai famoso comunicato, gli ultras rossoblù chiesero semplicemente di precisare e mettere per iscritto ciò che già era stato dichiarato a voce dai vertici societari (LEGGI QUI).

Insomma, si farebbe davvero fatica ad individuare la prospettazione di un male ingiusto o il perseguimento di un ingiusto profitto (elementi tipici dei reati contestati) per qualcosa che era stato già dichiarato e che i tifosi volevano fosse solo comunicato ufficialmente. Lo stesso Chiodi era stato placido nelle dichiarazioni rese telefonicamente nel corso della conferenza interrotta e che atuttocalcio aveva riportato nell’ articolo già citato (LEGGI QUI): “Io le quote al sindaco le ho già riconsegnate – aveva detto il presidente in vivavoce in diretta telefonica da fuori città – Per me la società è in vendita a zero, con i debiti a nostro carico. Faremo tutto ciò che vi serve per cedere il club. Se serve faremo un comunicato per dirlo a chiare lettere”.

Intanto, però, restano sul campo le accuse a carico di chi, quella mattina, si era fatto carico di portare avanti le istanze di una piazza che aveva chiesto a gran voce un cambio societario. Tutte da dimostrare sul piano penale, per carità, ma latrici molto probabilmente di una pioggia di diffide che, in attesa dei tempi della giustizia italiana, nel frattempo verranno tutte verosimilmente scontate. 

Una mazzata autentica per il cuore di una tifoseria, che negli ultimi anni si è distinta per impegno sociale (skatepark di Piazza d’Armi, parco giochi inclusivo di Scoppito e campi da gioco di Amatrice), civico e sportivo/identitario (il 17 giugno ottava edizione della festa “Alla mia terra giuro eterno amor”). Inutile dire cosa comporterebbe per l’ambiente rossoblù un rovescio di Daspo del genere. Sarebbe solo l’ennesima, drammatica conseguenza della triste situazione in cui si è venuta a trovare L’Aquila calcistica. Ma, d’altronde, la colpa è sempre dei tifosi.

Alessandro Fallocco