E meno male che il peggio era passato. L’Aquila riesce nell’impresa di trasformare il match con l’ultima in classifica nella giornata dei rimpianti e di stendere il tappeto rosso al Rieti capolista, ora a più sei dai rossoblù. Trentadue punti di differenza in classifica non bastano a sopravanzare una banda di ragazzini ben messa in campo. Si sa, il calcio è bello anche per questo, è fatto di piccole che bloccano le grandi. Perciò sarebbe occorso qualcosa in più: un pizzico di cattiveria, di convinzione, di lucidità negli ultimi trenta metri. E invece succede che dopo un buon primo quarto d’ora L’Aquila rimanda la pratica all’episodio che verrà e commette l’errore di adattarsi ai ritmi degli umbri. Perciò i ragazzini (7 fuoriquota in campo all’inizio, 9 dopo i cambi) prendono coraggio, blindano i propri 50 metri di campo e alla fine, pur tra qualche fastidiosa perdita di tempo (che l’ambiente accoglie come se fosse una novità al Gran Sasso e per la categoria), festeggiano il punto guadagnato come se avessero vinto il campionato.
L’Aquila farà bene a recitare un profondo mea culpa, nonostante le assenze. L’ 80% di possesso palla non basta a vincere le partite se in porta calci un paio di volte (una per tempo). E forse la distanza di sei punti dalla vetta risiede tutta nella capacità di alternare prestazioni come quella sfoderata con l’Arzachena a quella di oggi.
Il rammarico, invece, sta tutto nei concomitanti risultati positivi. Per dirla in breve, vincendo L’Aquila avrebbe potuto ergersi in seconda posizione a quattro punti dal Rieti. Ora, nel calcio mai dire mai. Ma sei punti di vantaggio a dieci giornate dal termine non sono poca cosa per una squadra, il Rieti, che ha dimostrato finora grande costanza. Insomma, L’Aquila non potrà sbagliare praticamente nulla, mentre dovranno farlo le altre.
La partita. Morgia torna al 3-5-2 con la variante di Minincleri tra le linee, dietro alla coppia Nohman-Valenti. Mallus ce la fa e torna a guidare la difesa.
Fiorucci risponde con un 3-4-3 abbottonatissimo è pronto a divenire un 5-4-1 in fase difensiva. Massetti si infortuna, dunque tra i pali va il classe ’99 Cosimetti.
Parte bene L’Aquila, che all’ 11′ porta al tiro La Vista con lo schema architettato su punizione con Minincleri. Ma la vera occasione del primo tempo è l’inserimento al 15′ di Sieno che di testa manda di pochissimo a lato sulla verticalizzazione di Minincleri. Alla mezz’ora, invece, deve immolarsi Steri per evitare lo svantaggio sulla prima ripartenza ospite.
Al 2′ della ripresa Morgia mette dentro Ranelli per Gagliardini e passa al 4-3-3: centrali esperti ed esterni giovani in difesa, Ranelli in mediana e Minincleri di nuovo nel tridente. Ma il solito e prolungato possesso palla orizzontale intervallato da qualche lancio lungo per Nohman non sortisce effetti. Tanto che il primo tiro in porta della ripresa arriva al 30′, con Cosimetti che si rifugia in angolo sul mancino di Valenti.
Pari e patta, per la gioia degli ospiti al triplice fischio e il nervosismo dei tifosi rossoblù, che a fine gara rifiuteranno anche il saluto dei giocatori, con i soli Mallus e Pepe a “parlamentare” sotto la Sud.
L’AQUILA – CITTÀ DI CASTELLO 0-0
L’AQUILA (3-4-1-2) Farroni; Pepe, Mallus, Gagliardini (dal 2′ s.t. Ranelli); Arboleda, Steri, La Vista (dal 13′ s.t. Zane), Sieno (dal 34′ s.t. Pietrantonio); Minincleri; Valenti, Nohman. (Salvetti, Sembroni, Pupeschi, Esposito, Lauro, Brenci). All. Morgia.
CITTÀ DI CASTELLO (3-4-3) Cosimetti; La Bua (dal 29’s.t. De Toma), Pucci, Boninsegni; Marconi, Iuculano, Idromila, Locchi; Calderini (dal 2′ s.t. Macagno), Franzese (dal 34′ s.t. Piergentili), Kobon. (Massetti, Broccatelli, Dida, Panferov, Dacunzio, Mancinelli). All. Fiorucci.
ARBITRO D’Amato di Siena.
NOTE Spettatori 907, ammoniti Calderini, La Vista, Pietrantonio, Nohman. Angoli 10-4.