Advertisement

San Salvo. Parola a mister Rufini:”Il mio lavoro è fatto di umiltà e meritocrazia”

Il neo tecnico rivierasco aggiunge:”Il San Salvo mi ha colpito per l’entusiasmo della dirigenza”
Danilo Rufini tecnico del San Salvo (foto FB Rufini)

Dieci punti in classifica dopo 5 giornate di campionato (uno in più rispetto alla scorsa stagione), ad una sola lunghezza dal Paterno capolista. Questo è il biglietto da visita del San Salvo targato Danilo Rufini, tecnico cosentino ma pugliese di adozione. Ex calciatore professionista, in carriera vanta 208 presenze nella ex Serie C2, oggi Lega Pro. Appese le scarpe al chiodo, Rufini, ha intrapreso la carriera di allenatore alla guida del San Severo che in due anni è riuscito a portare dalla Promozione alla Serie D, ottenendo anche (sempre con il club pugliese) ottimi risultati con il Settore Giovanile. Per conoscere più da vicino il neo tecnico rivierasco, abbiamo sottoposto lo stesso Rufini ad alcune domande.

-Mister cosa l’ha spinta ad accettare San Salvo?

“La mia avventura è iniziata senza preavviso. In un pomeriggio estivo ho ricevuto una chiamata da Claudio Gallicchio, mio grande amico, che mi ha chiesto se avessi voluto parlare con la società. Mi son messo in macchina alle 15 ed alle 19 ero il neo tecnico del San Salvo”.

-Cosa l’ha colpita della società biancazzurra?

“Mi ha colpito il modo di porsi dei dirigenti, dal Presidente Di Vaira al D.S. Nucci sino a tutti gli altri membri della società. In loro ho visto tanto entusiasmo”.

-Mister qual’è l’obiettivo stagionale della società e quello suo personale?

“L’obiettivo minimo è fare meglio della scorsa stagione, ossia migliorare il 3^posto in campionato e, se possibile, vincere la Coppa Italia, competizione alla quale teniamo molto. E’stato confermato il meglio dello scorso anno ed aggiunti calciatori importanti come Iannicello, Cordisco, Ferrante, Torres, Consolazio e Colanero, classe ’96, tra i migliori portieri in circolazione. Personalmente giudico il lavoro prima del risultato; solo attraverso di esso si possono raggiungere dei successi. I ragazzi lo hanno capito, sia i nuovi, molti dei quali già ho allenato, che i vecchi. Posso dire di avere un grande gruppo”.

-Qual’è il metodo di lavoro di mister Rufini?

“Rispetto alla scorsa stagione, sia in termini tattici che di metodologia, ho cambiato tanto; mi baso molto sulla meritocrazia e sull’umiltà dei singoli, senza guardare al nome del calciatore, bensì al lavoro della settimana e all’avversario di turno. Alleno i ragazzi tutti allo stesso modo, non ho titolari fissi nella mia testa; anche per questo motivo ne ho voluti 2 per ogni ruolo. Una squadra che vuole ambire alle posizioni di vertice e lottare su più fronti deve avere una rosa ampia”.

-Domenica al “Bucci”arriva il Pineto, altra compagine candidata al salto di categoria. Che gara si aspetta?

“Ritengo il Pineto una squadra altamente competitiva, tra le più forti del campionato. Sappiamo sin da ora che ci attende una gara molto difficile e che per battere i nostri avversari ci vorrà una grande prestazione, sia dal punto di vista tattico che psicologico. Ci auguriamo, comunque, di uscire dal match con la vittoria in tasca. Per come la vedo io, però, i campionati si vincono con le squadre cosiddette piccole. In un’ipotetica classifica avulsa, gli scontri tra le grandi pesano 1 o 2 punti; il campionato lo vincerà chi sbaglia meno e, come amo ripetere, chi avrà più equilibrio; non bisogna nè esaltarsi dopo le vittorie nè deprimersi dopo le sconfitte”.