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Il CUS di L’Aquila nega la ripresa tv della gara Coppito – Scoppito

Infranto il sogno dei giocatori delle due squadre di Terza Categoria di rivedere in tv la prima fase dei play off. 
Esempio di un trabattello

Poteva succedere solo all’Aquila e su un certo impianto sportivo quando sgomenti ci hanno risposto: “Per mettere il trabattello appena fuori la rete di recinzione del campo da calcio occorre una autorizzazione rilasciata dai Vigili del Fuoco”. Queste le strampalate richieste del gestore dell’impianto sportivo del Centi Colella per riprendere la gara tra Coppito e Scoppito, che si disputerà sabato 17 maggio 2014 alle ore 16, valida per la sfida Play Off di Terza Categoria Girone A. Non credevamo alle nostre orecchie quando con un trabatello a norma (in foto un esempio generico), serve per rialzare l’operatore e la telecamera ed avere così una visuale migliore, è stato negato l’accesso all’attrezzatura che occorre per riprendere la gara. Il padre padrone dell’impianto non ha voluto sentir ragioni e non ha accettato neanche l’ipotesi di una relazione di un tecnico che avrebbe asseverato la stabilità del trabattello. Insomma, per farla breve, occorre a parere del Cus un certificato che viene rilasciato per una grande opera edile, forse per uno stadio, chissà.

Però sempre dal Cus ci avevano proposto, in alternativa ad una struttura a norma quale il trabattello, di posizionare telecamera e cavalletto sulle scale di emergenza della palestra. Sostando e quindi ostruendo una via di fuga di una struttura sportiva. Alla faccia della sicurezza.

Il presidente del Cus, dott. Francesco Bizzarri, ha adottato, legittimamente, una  posizione di chiusura verso i mezzi di comunicazione chiedendo certificati abnormi, ma sopratutto ha perso l’occasione di diffondere i valori dello sport. Valori che sono alla base dell’Ente che presiede dove dovrebbero avere come mission il compito di curare la pratica, la diffusione ed il potenziamento dell’educazione fisica e dell’attività sportiva.

Da un punto di vista morale e concettuale non ci arrendiamo a certe incomprensibili prese di posizione dei padri padroni di L’Aquila. Invece di promuovere sinergie, collaborazioni e di diffondere con tutti i mezzi lo sport, si assumono posizioni di chiusura e di mancato rispetto nei confronti di giocatori, Società e dirigenti che militando nell’ultima Categoria della FIGC che finalmente avrebbero trovato la meritata visibilità dopo anni ad anni di sacrifici e di polvere mangiata sui campi da gioco. Bruciante è la delusione per tutti e lo è sopratutto per le Sociatà che avevano con gioia accettato la nostra proposta.

Se il sistema L’Aquila non cresce a partire da queste piccolezze, poi non ci si lamenti che L’Aquila è una città chiusa rispetto ad altre realtà regionali.